Le Aventure de Pinochio a Venexia in venexian
Scritto e rienterpretato in veneziano da Piero Zanotto
Prefazione di Ivo Prandin
Edizioni Helvetia - Collana: Rosso Veneziano n. 4 - Settembre 2001
Edizione illustrata a colori - Euro 14,98 - (£ 29.000)
Edizione illustrata in bianco e nero - Euro10,31 (£ 22,000)
illustrato da: Bozzetto, Missaglia, Girelli, Matticchio, Piffarerio, Costantini,
Giardino, Ziche, Gavioli, Asteriti, Grossi, Borella, Battaglia, Ghigliano, Frosini, Luzzati, Andreolo, Ascari
dalla prefazione di Ivo Prandin
Da Pinocchio a Pinochio
Esce il Pínocchio in veneziano, e si trova in ottima compagnia. A centovent'anni dalla pubblicazione della prima edizione delle Avventure di Pinocchio di Collodi (il fiorentino Carlo Lorenzini) c'è in giro un fervore pinocchiesco veramente straordinario: a Collodi, nel Laboratorio delle Parole e delle Figure del Parco di Pinocchio una mostra che farà il giro del mondo: Pinocchio Novecento di Sergio Staino; a Roma si gira il Pinocchio cinematografico di Roberto Benigni; Enzo D'Alò ne sta facendo un film animato con i disegni di Lorenzo Mattotti; i Pooh stanno scrivendo la colonna sonora di una commedia musicale di Saverio Marconi e, infine, I'antico burattino senza fili può contare su un epigono inatteso ma non inspiegabile presentato alla Mostra del Cinema di Venezia: è il baby robot David nel film di Steven Spielberg A.I., cioè Intelligenza Artificiale, che realizza un'idea di Stanley Kubrick.
L'idea di trasferire tutto il Pinocchio di Collodi dalla Toscana di fine Ottocento alla Venezia di inizio xx secolo non è nata improvvisamente- come lo stesso Pinocchio dal legno di Geppetto - ma è maturata nella mente di Piero Zanotto durante un periodo di qualche lustro, accompagnandolo nei suoi progetti come l'ombra di una nuvola che avanza sui campi di grano, in estate. Del resto, certe cose diventano realizzabili quando vi sia stata una maturazione.
L'attenzione dello studioso veneziano per il personaggio del burattino che si veste di umanità, rientrava perfettamente nel suo ventaglio d'interessi culturali che comprende il cinema come primo amore ma poi si allarga e si ramifica in molte altre forme di espressione artistica - una diversa dall'altra - sulle quali ha scritto molto, e con autorevolezza....
hanno detto:
Pinochio a Venexia, tra Isepo (Geppeto), Sluseghìn (Lucignolo) e la fata
In copertina un Pinocchio sconsolato trascinato via dai gendarmi, in una fiabesca Piazza San Marco coperta di neve; all'interno una mappa di Venezia teatro delle scorrerie del burattino più famoso del mondo, e soprattutto le tavole di una ventina di cartoonist, pittori e fotografi (da Andreolo a Bozzetto, da Cavazzano a Piffarerio) in cui i più classici scenari veneziani fanno da sfondo alle sue biricchinate più famose. E' il nuovo libro del giornalista e critico Piero Zanotto "Le aventure de Pinochio (a Venexia in venexian)", pubblicato dalle Edizioni Helvetia (£ 20/29mila: in bianco e nero oppure a colori).
Definire il libro una semplice traduzione del capolavoro di Carlo Collodi sarebbe però riduttivo, perchè la scelta di Venezia come sfondo finisce - data la sua irriducibilità ad altri luoghi e ad altre quinte - per interferire suo malgrado nello stesso svolgimento del racconto, influenzandolo, come osserva Ivo Prandin nell'introduzione, nella sua geografia fiabesca, mentre il ricorso ad un dialetto ricco, colto e variegato come quello veneziano, attribuisce alla stessa narrazione una patina narrativa diversa e straniante; le avventure del discolo di legno si dipanano - infedelmente fedeli all'originale - fra Fondamenta vissina, dove tiene casa mastro Isepo (Geppetto), e Campo Sant'Anzolo (al Teatro de Magnafògo), tra il Ponte de le Maravégie, dove "Pinochio 'l incontra el Gato e la Volpe", e le lontane Tère Perse del Lido che ospitano il mitico Campo dei Miracoli, tra la Caseta de la Fata a Sant'Elena e il pontòn de S. Nicolò dove insieme a Sulseghìn (Lucignolo) parte per el Paese dei Zogàtoi.
Un'operazione dunque, quella di Zanotto, che è al tempo stesso omaggio e reinvenzione, riscrittura e filogia, in una lingua - il vituperato veneto dialettale - che ritrova prestigio e dignità nel confronto ravvicinato col toscano di Collodi. E' anche un originale regalo per i 120 anni del burattino, che non sfigura fra i disegni esposti a Sarmede e la mostra "Pinocchio Novecento" di Sergio Staino, il nuovo cartoon di Enzo D'Alò e il prossimo film di Roberto Benigni.
Sergio Frigo - Il Gazzettino 4/11/2001
Pinocchio venexian tra calli e campielli
Si apre il libro e ci si trova davanti una piantina di Venezia dove vengono segnati tutti i luoghi di questo Pinocchio diventato veneziano: la "Venexia de Pinochio". La fondamenta "vissina a lo squero de San Trovaso, dove ga casa Isepo, le Zàtere dove Pinochio el se ciapa sul gropòn na seciàda de aqua, il Campo Sant'Anzolo dove ghe zè el Teatro de Magnafògo". E via così, in una trasposizione tutta veneziana di una delle fiabe più note al mondo. Pinochio arriva perfino al Lido: è nell'isola il paese dei balocchi ed è qui che il burattino si trasforma in ciuco. Pagina dopo pagina si vede come le sue avventure e i suoi tentativi di guadagnarsi una pelle umana rimangano intatti. Ma non siamo più in Toscana, siamo a Venezia. E così facendo Zanono ha fatto rivivere una lingua ormai bistrattata e poco usata e la porge ai bambini d'oggi che la potranno scoprire nel libro, magari con l'aiuto di qualche nonno volenteroso capace di parlare ancora il bel veneziano di un tempo. Ma "Le aventure de Pinochio" fanno quello che ogni fiaba ha il diritto di compiere: con il suo "Pinochio" Zanotto sembra aver intrapreso un viaggio a ritroso nel tempo, nel "c'era una volta" di ricordi infantili duri a morire.
Maria Teresa Secondi - Il Gazzettino 10/12/2001